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social media manager napoli Monica Riccio

Essere una social media manager, libera professionista in un mondo machista

Sono Monica Riccio, una social media manager di Napoli. Ho maturato la scelta di fare questo lavoro dopo aver fatto tanti lavori.  

Sono stata commessa per pagarmi gli studi all’Università (mi sono laureata in Lingue, Culture ed Istituzioni di Paesi del Mediterraneo), ma anche responsabile commerciale, responsabile della segreteria amministrativa di un’agenzia di organizzazione di congressi internazionali dopo aver lavorato per anni come hostess per la stessa agenzia.

Da sempre impegnata nell’ambito dell’attivismo mi sono sempre occupata di scrivere comunicati stampa (per cui ho anche una formazione specifica), e di gestire pagine social.

Ho unito la mia passione per la scrittura all’esperienza commerciale, ed ho deciso di frequentare un master in web marketing e social media management. 

Di cosa mi occupo

Oggi sono una social media manager con partita iva. Gestisco la mia attività con la mia assistente. Ho 8 commesse su cui si lavora per la comunicazione integrata, su tutti i fronti: SEO/COPYWRITING/Blogging, E commerce, social media con tutto quello che riguarda la parte di advertising, visual, progettazione di campagne marketing. 

Formazione costante

La mia formazione è costante. Faccio un’accurata ricerca di fonti, tra libri, gruppi di discussione, formazioni, a cui attingere per stare sempre sul pezzo.

Quest’ultimo anno è stato particolarmente intenso. 

Educare il/la cliente


Trascorro tantissimo tempo ad educare i/le clienti perché prima di tutto sono una consulente e se si vogliono raggiungere dei risultati con la comunicazione, bisogna innanzitutto pianificare la strategia commerciale.

Io non sono un’esecutrice della loro strategia, ma sono con loro, la mente e lo sviluppo della strategia. 

Il cliente va educato costantemente, e se è maschio cis (se non sai cosa significa, aggiornati), va educato ancora di più, perché molti maschi cis hanno la pretesa di saperla lunga dall’alto della loro esperienza, in qualunque ambito…

Molti maschi cis nascono social media manager.

Ma perché pagano ogni mese una social media manager di professione se possiedono tanta scienza?


Non si tratta di non ascoltare le loro esigenze e le necessità dell’attività…perché chi meglio di loro può saperlo. Anche se molto spesso hanno bisogno di essere guidati anche nel loro business perché un occhio esterno ed un’analisi di mercato sia online che offline può essere utile a ridefinire obiettivi e priorità.


Cosa ho riscontrato di tanto machista in qualità di social media manager?

Innanzitutto l’approccio che hanno di fronte ad una donna che ha delle competenze anche tecniche oltre che creative. Io non sono un’informatica, ma mi occupo anche di una parte della gestione di siti web e comunque di strategie di marketing. Per molti maschi cis io posso avere un buon gusto perché sono donna, ma non necessariamente delle competenze tecniche e strategiche.
Poi ovviamente ogni volta per loro è shoccante

Ah….poi sono anche molto giovane. Ho 32 anni e a quanto pare me li porto bene. Ma anche se ne avessi 25 e mi trovassi col bagaglio che ho ora sarei comunque la libera professionista che sono ora.

Il tono di voce

A capitalizzare la discussione spesso sono loro, ci provano sia perché sono loro ad avere il potere economico dal momento che mi pagano, sia perché la voce maschile più grave, da sempre tende a sopraffare con le sue frequenze quella più acuta.
E dal momento che in questo mondo globalizzato, darwiniano ed eteronormato vale la legge del più forte. Vince chi la sa più lunga, chi domina la discussione. Si è ancora lontani, molto spesso dal misurare lo spazio da prendersi in una discussione. 

Lo spazio me lo conquisto

Ma io non ho problemi….lo spazio me lo conquisto per far capire che ciascuno ha la sua professione. Allora, anche se non mi piace, alzo il tono, mi conquisto lo spazio e spiego in modo tecnico quello che mi serve far capire. 

E scrivo mail che sono manuali, ma sono fondamentali affinché il cliente comprenda che deve affidarsi (lo ha scelto lui tra l’altro), dove dobbiamo andare, come bisogna ragionare.

Avanti il prossimo

Dopo un primo confronto di questo tipo con il cliente macho di questo genere, poi tutto fila liscio. E se non fila liscio, non ho problemi, avanti il prossimo.  

Sto cercando la scienza che è in te, quanto la sai LUNGA?

Cerco assistente.

Le dimensioni sono importanti, questo si è sempre saputo.

Le dimensioni del pubblico! Il volume del traffico! Cosa avevate capito?

Ieri ho fatto un esperimento. Ho pubblicato post con una mia foto ed un annuncio di lavoro. 

La scelta della foto non è stata casuale. 

La foto raffigura me davanti ad una parete nera, una parete lavagna, su cui c’è scritto chi sto cercando (un/un’assistente) e cosa chiedo (una mail).

In foto indosso una mascherina. Anno 2020, ce n’è Coviddi.

Non è una foto veramente professionale, ma si prestava bene per diversi motivi:

  • il colore della parete intonato al mio outfit, 
  • parete lavagna per scriverci un minimo di testo,
  • lo sguardo sorridente, che guarda l’obiettivo, e che pare pure che ammicchi un po’, 
  • la postura eretta e rassicurante,
  • la mascherina per sensibilizzare il pubblico a prevenire il contagio, dato il numero preoccupante dei contagi in questi giorni,
  • lo stimolo ad opinionismi vari rispetto alla mascherina che copre il sorriso. Sorriso che è una parte del mio corpo abbastanza caratteristica e che generalmente in un’immagine ha il suo effetto. Opinioni – commenti – traffico.
cerco assistente

In poche ore il post ha iniziato ad acquisire un numero discreto di reactions (like, cuori ecc…) da parte di amich@ e conoscenti, mie affettuose sostenitrici e sostenitori.

Ma anche messaggi in privato, anche se il post diceva chiaramente:

Scrivimi una mail in cui mi racconti chi sei e cosa sai fare in questo ambito.

Mio post

E poi chiaramente i commenti.

Si i commenti…era lì che vi volevo. Vi volevo più interattiv@. Non mi bastava la semplice reaction, volevo più coinvolgimento affinché il mio post potesse comparire di più sulle bacheche dei miei contatti.

Il motivo che ha spinto a commentare e a mettere mi piace a codesti commenti? Quello che avevo previsto: la mascherina. 

Almeno nella foto senza mascherina já! Così si vede il tuo sorriso. 

Un’amica

Amic@/conoscenti mi hanno comunicato che sarebbe stata meglio una foto senza mascherina. Mi hanno dato un consiglio “ex post”. 

Oggi i consigli sono pubblici. Abbiamo scelto di metterci in questa piazza virtuale, e quindi anche i consigli, inclusi quelli “ex post”, sono in piazza e quindi ce ne assumiamo le conseguenze.

Questo accade perché i social ci hanno abituat@, attraverso l’istantaneità, ad agire/rispondere di pancia in un tempo immediato con un pollice in su, ma anche e addirittura con un pensiero testuale. 

Sui social network hai uno spazio a tua disposizione nell’immediato su cui digitare un pensiero, e allora lo liberi. Pensiero che può trovare approvazione altrettanto pubblica di altr@ amic@ con un semplice pollice in su. Ed anche in questo caso, è Top, perché così il post si movimenta. 

Poi ovviamente lo shit storm è un altro discorso.

Però qualche foto più professionale, stile Linkedin per intenderci, anche se non hai il tempo devi farla.

Un conoscente fotografo

Per approfondimenti sulla foto stile Linkedin, e sulle strategie di personal branding possiamo concordare un appuntamento e potete scrivermi via mail o attraverso il form contatti alla fine di questo articolo. Poi nel caso per il servizio fotografico coinvolgiamo il conoscente fotografo, che è pure un ottimo fotografo.

Foto perfetta!!! specialmente in questo periodo da un senso di sicurezza e responsabilità.

Una conoscente

Si, anche in questo commento l’idea di sensibilizzare all’uso della mascherina, in periodo covid, è stata più o meno afferrata.

Altra reazione che mi aspettavo era relativa alla mia richiesta. Una richiesta generica di proposito su più argomenti e che ha generato una reazione che pure mi aspettavo dato che oltre ad essere in un mondo 2,3,4.0 siamo pure in un mondo fallocentrico. E quindi vai di ego, o (personal branding che dir si voglia), sotto il mio post.

Infatti: 

La richiesta è un po’ troppo generica ti serve una persona che faccia copywriting? Esperto in clikfunnels per creare funnel e sappia anche Aweber come risponditore automatico? O un esperto di ads […].

Un contatto Facebook

Però vorrei specificare che le protagoniste del post siamo io e la persona che cerco, a cui chiedo di presentarsi via mail.

Eppure il mio post parlava chiaro….chiedevo una mail, non una risposta pubblica di quello che sai fare… 

Io e te, te ed io…

E comunque…eccoci qui. Io e te, te ed io…si io e te, te che leggi.

Eccoci qui, nel mio blog…

Tu, proprio tu, qui a darmi un po’ di sano traffico dati. 

Si lo so, il mio sito non è il massimo. E’ stato il primo sito che ho fatto quando ho iniziato a smanettare. Presto sarà migliore. Quando avrò un po’ di tempo da dedicare al mio personal branding.

Com’è la storia della figlia del calzolaio?

cerco assistente

Comunque stavo cercando un assistente

Non cerco una persona necessariamente con esperienza o super qualificata, ma una persona che sappia di cosa parlo.

Ad ogni modo, il messaggio del post era questo:

Una persona giovane, non necessariamente con esperienza, ma molto creativa che conosca di cosa parlo quando parlo di mail marketing, seo, sem, WordPress, copy writing, sponsorizzate, search console, business manager, Illustrator, strategie di branding.

Le interessate/i possono scrivermi una mail: comunicazione.monicariccio@gmail.com

Oppure compila il form qui sotto:

Ricorda di indossare la mascherina!!!

It’s a match! Tinder: Relazioni e Marketing

L’amore e la pubblicità ai tempi di Tinder

Negli ultimi tempi ho sentito molto parlare di Tinder tra amiche, amici, conoscenti. Un’App di incontri che conta ben 50 milioni di utenti nel mondo. Da social media manager ho pensato: tanti utenti, pubblicità, quindi marketing.

Allora ho pensato che valesse la pena avvicinarsi a questo nuovo strumento e approfondirne la conoscenza.

La mia esperienza su Tinder si è articolata su due livelli: l’esplorazione dell’aspetto dell’advertising, della pubblicità, e l’analisi dell’aspetto antropologico del fenomeno in sé nell’ambito delle relazioni interpersonali.

Mi sono iscritta su Tinder, 3 mie foto e una breve descrizione: Monica, 30 anni, Social Media Manager. Uso Tinder per lavoro.

Nei primi giorni, essendo un po’ imbarazzata, ci ho tenuto a specificare le mie intenzioni. Ma molti utenti che “mi matchavano” mi hanno fatto notare che era “palesemente una scusa”. Allora ho tolto questa specifica per rendere la mia esperienza su Tinder, più verosimile.

Ma facciamo un passo indietro. Cos’è Tinder? Come funziona?

Tinder è un’applicazione per dispositivi mobili lanciata nel 2012, definita “swiping apps” poiché l’utente, strisciando sullo schermo dello smartphone, decide quali utenti sono di suo gradimento e quali buttare via. Per la registrazione l’utente può scegliere (ma non necessario) di collegare il proprio profilo all’account Facebook o Instagram, caricare qualche foto, inserire una breve biografia, selezionare se gli interessano donne e/o uomini, definire la distanza massima e fascia d’età.

Tinder geolocalizza gli utenti, e sulla base dei parametri selezionati, fa comparire uno alla volta, gli utenti. Se ti piace “strisci” a destra, se non ti piace strisci a sinistra. Se vi piacete reciprocamente “It’s a match!” ed è possibile chattare, ed eventualmente fissare un appuntamento.

Tra uno swip e l’altro, compaiono le pubblicità. Tra le più comuni: poste e telefonia, slip firmati, “diventa rider”, “frequenta tale business school a New York”.

Ma la pubblicità più creativa che ho incontrato è quella del caffè in foto.

L’ironia nel marketing è l’ingrediente vincente e Tinder offre numerosissimi spunti per dare spazio all’inventiva e per strappare un sorriso. Ma ho notato che non tutte le aziende che usano Tinder Ads sfruttano appieno questa possibilità. In ogni caso ho constatato che nell’ultimo periodo la frequenza della pubblicità su Tinder è aumentata notevolmente, e con l’uso che si fa oggi di questa piattaforma, bisognerà che i social media manager mettano in campo tutta la creatività possibile nelle campagne di advertising affinché gli utenti dedichino almeno 10 secondi del loro tempo (sono ottimista) prima di fare subito swip a sinistra.

Rispetto al secondo livello da me analizzato, mi sento di dire prima di tutto che  per poter conoscere persone ed incontrarle attraverso Tinder, c’è bisogno di un esercizio di pollice non indifferente. Una volta ottenuto il match si comincia a chattare, chattare, chattare ripetendo, ovviamente, sempre lo stesso copione: Da dove vieni? Cosa fai nella vita? Cosa fai nel tempo libero? Ce l’hai Instagram? I più audaci passano direttamente a WhatsApp. Ad un certo punto si entra talmente nel loop di queste conversazioni, da andare quasi in burn out…e si perde tutta la poesia dei convenevoli:

“Di dove?”

“Anni?”

Lì non resta che sfruttare al massimo la grande possibilità che offre Tinder di sparire senza lasciare alcuna traccia. In un attimo, da un momento all’altro…Puf! Adios!

Ma chi sono gli utenti di Tinder? Come si presentano?

Dal momento che tutto si gioca sull’immagine che si dà di sé, è necessario mostrarsi con le foto più rappresentative. Su 10 utenti apparsi sullo schermo del mio smartphone, 7 si presentano con selfie in macchina, in ascensore ed in piscina.
Chi ce l’ha, mette i muscoli in primo piano.
I più divertenti sono quelli che con grandi abilità grafiche fanno sparire dalle foto ex fidanzate ed amici.
Ma ci sono anche utenti meno narcisisti.

Le descrizioni spesso riportano peso e altezza, lingue conosciute, hobby, passioni, grandi aforismi sul senso della vita.
Alcuni ci tengono a precisare che sono antirazzisti ed antifascisti (menomale!), avranno fatto incontri sgradevoli.
Chi ha figli, spesso mette le mani avanti mostrando foto in cui compaiono anche i figli.
Alcuni, propensi a rapporti a tre, si presentano con foto in coppia e frasi ammiccanti e sulla rottura degli schemi.

Può anche capitare che sul tuo schermo compaia la foto del ragazzo di quella conoscente. E ti chiedi: ma come? Ieri stavano insieme…
O si sono lasciati ieri stesso oppure vivono una relazione aperta. Chissà…

Comunque, alla domanda perché sei su Tinder?”, la risposta più comune è stata: “per curiosità”.

La verità è che abbiamo tutti il cuore un po’ a pezzi e proviamo a ricomporlo, talvolta ricercando un po’ di leggerezza, attraverso relazioni che non implichino un coinvolgimento tanto intenso, che siano fini a sé stesse; talvolta, quando siamo proprio impavidi, romantici e testardi, ricercando l’amore vero.

D’altronde, perché nasconderlo?
Franco Battiato dall’alto della sua saggezza e profondità canta: Tutto l’universo obbedisce all’amore, e mi permetto di aggiungere, nelle sue mille declinazioni: fisico, epidermico, mentale, totale.

Il Piano Editoriale

Il piano editoriale è la tua guida, è un insieme di azioni strategiche che seguono un calendario.

Lo scopo è raccontare la tua attività affinché consolidi il rapporto con chi ti segue abitualmente e affinché nuovi utenti vengano colpiti da quello che presenti.

Il fine ultimo, se vendi un prodotto, è vendere e fidelizzare chi ha acquistato, se fai politica, avere seguito, ampliarlo e mantenerlo, se hai un blog, acquisire notorietà ecc.

Ricorda sempre di raccontare il vero, per non deludere le aspettative, e di farlo meglio che puoi.

E’ fondamentale definire il target ed obiettivi qualitativamente e quantitativamente misurabili cosicché potrai orientare i contenuti e monitorare il seguito.

Il piano editoriale ti permette di trasformare la tua presenza sul web in uno strumento di marketing, la definizione della tua identità e di quello che vuoi comunicare sono la tua bussola.

Prima di tutto è importante che analizzi il messaggio che vuoi comunicare, la tua identità, quindi definisci il tono di voce, il target, l’identikit del tuo “seguace” e del tuo potenziale cliente, e gli argomenti da trattare, senza dimenticare di dare “uno sguardo” anche ai tuoi competitor.

Dopodiché passa alla redazione del tuo piano editoriale.

Prepara un calendario per definire i contenuti da pubblicare su tutti i tuoi canali: social media, blog e canali offline.

Considera che ciascuna piattaforma social richiede una produzione di contenuti  pensata per quella piattaforma specifica e per l’uso che ne fanno gli utenti.

Monitora Google Analytics e gli Insight di Facebook così da orientare la tua comunicazione.

Questa è giusto una panoramica sintetica dell’utilissimo strumento del piano editoriale.

Se sei alle prime armi, per ora questo è sufficiente.
Prossimamente approfondiremo anche il tema del piano editoriale nelle Stories di Instagram e l’identikit del tuo potenziale follower – cliente.

Buona programmazione! 🙂

La parola del 2018

Toxic

Mascolinità, femminismo, politica e veleno. 

Da Playlist, il meglio del 2018, il numero 6 di Internazionale extra, e non solo, apprendiamo che la parola dell’anno è Toxic.

Lo afferma l’Oxford Dictionary. La parola riassumerebbe lo stato d’animo dell’intero anno trascorso. Il termine è entrato nella lingua inglese a metà del seicento, dal latino toxicus, avvelenato.

Toxic ha vinto contro “incel”: celibe involontario, una sottocultura di bianchi eterosessuali frustrati sessualmente e inclini ad atti di violenza, e “techlash”: coniata dall’Economist per definire il “contraccolpo”, il “rinculo”, dei colossi del web come Facebook e Google.

Toxic non sarebbe stato scelto dall’Oxford Dictionary solo in base a dati statistici, query su Google, numero di articoli pubblicati che riportano questo termine, ma per come la parola è entrata a far parte del dialogo pubblico: dal clima “avvelenato” del dibattito politico, in particolare sul fronte Brexit, all’uso fatto dal movimento #MeToo parlando di “mascolinità tossica”.

La mascolinità tossica è uno dei modi in cui il patriarcato danneggia gli uomini attraverso stereotipi, aspettative e luoghi comuni macisti. Una mascolinità “obbligata” che viene spinta sugli uomini dagli uomini ma anche e anche da alcune donne.

Ecco degli esempi:

  •  i “veri uomini” soni forti e non devono mostrare le loro emozioni;
  • un vero uomo non può essere vittima di abuso, e parlarne è qualcosa di cui vergognarsi;
  • i veri uomini devono essere pronti sempre a dimostrare la loro forza con la violenza;
  • i veri uomini non sono interessati alla genitorialità;
  • il vero uomo deve essere sempre pronto al sesso.

Questa è una piccola parte degli esempi relativi alla mascolinità tossica.

Parimenti, nel 2018 il termine patriarcato è stato pronunciato tantissime volte, più volte di quante possa essere stato digitato in rete non solo in correlazione a toxic masculinity, ma anche grazie alla ribalta del movimento femminista che in tutto il mondo, da Buenos Aires al Rojava, lotta contro le discriminazioni di genere.

Da questa analisi viene fuori un lessico che è palesemente specchio del contesto attuale dominato da una classe politica antiabortista e protezionista rispetto all’idea della famiglia tradizionale, omofoba e quindi (ancora una volta) patriarcale e mascolinamente tossica.

Consultando Google Trends oltre a toxic masculitiny, ritroviamo anche anche “relazioni tossiche”, “rifiuti tossici”, “roghi tossici”, “alghe tossiche”, plastica che avvelena gli oceani, ambienti di lavoro tossici ed altrettante correlazioni…tossiche!

Ma non solo.

Per la felicità di tutte le teenagers dei primi anni del 2000, su Google Trends nelle ricerche correlate, troviamo anche Britney Spears, con la canzone Toxic e relativa query “Toxic lyric”.

Insomma, questo 2018 è stato un “gelato al veleno” (citando Gianna Nannini).

Tutto questo veleno si traduce in inquinamento, malattie, soprusi e sessismo.

Cosa fare?

Ci vuole un antidoto per depurarsi. Ce lo ripetono in tanti modi e tutti i giorni, i movimenti ambientalisti e transfemministi. Forse è giunto il momento di prenderne consapevolezza.

Una cosa è certa, l’Oxford Dictionary ci esorta implicitamente a porre in cima, tra i buoni propositi per il 2019 una disintossicazione epocale!

Il mio punto di vista

Benvenute e benvenuti nel mio blog!

In questa sezione del mio sito vi racconto le mie esperienze ed il mio punto di vista nell’ambito della comunicazione.

Sono sempre stata una grande appassionata di scrittura e lettura ed ho sempre nutrito un forte interesse per i mezzi di comunicazione.

Ad un certo punto della mia vita ho deciso di fondere la mia passione per la scrittura all’esperienza maturata nel mondo del marketing.

Ho messo insieme idee e vissuti, da quando facevo la commessa per campare, a quando mi sono ritrovata a far parte del direttivo di un’impresa come responsabile del commerciale e della comunicazione.

Il confine tra l’elaborazione della strategia di vendita di quelle benedette suolette di scarpe (ricordi da “consigliere di vendita”) alla produzione di un piano marketing d’impresa è davvero labile!

Alla base c’è lei, lui, io, tu, il cliente, la lettrice, il lettore, l’utente, noi, membri di questa società con la nostra sensibilità e il nostro bisogno di avere, apparire, essere, ascoltare, essere ascoltati, vedere, osservare, sentire.

 

Ho voglia di raccontarti di tanto in tanto le mie avventure da Social Media Manager, piccoli trucchi, conquiste quotidiane, e ogni tanto permettimi pure di dare sfogo alla mia vena critica.

Sono una persona sensibile, mi piace guardarmi intorno ed elaborare le mie teorie metafisiche.

Intanto se ti va, puoi seguirmi su Twitter dove a giorni alterni pubblico #3fattidioggi riprendendo un’idea della mitica Valentina Aversano.

 

 

Buona lettura!